Lo schermo e il corpo. La prima edizione di Cinedanza Festival

24 ottobre 2019

Riprodurre in video l’arte dal vivo è sempre un rischio enorme, perché la scena ha regole di visione e montaggio che uno schermo inevitabilmente tradisce. Lo sanno bene i registi che hanno provato a raccontare la grande danza e il grande teatro al cinema o in televisione, ma anche i video-maker che si confrontano continuamente con il lavoro di documentazione di spettacoli, festival, performance.
Date le premesse si fa ancora più interessante scoprire le possibilità e gli esiti della videodanza, un nuovo genere ibrido, intermediale, che in alcuni paesi del mondo (soprattutto negli Stati Uniti) vanta già una certa tradizione e che negli ultimi anni si sta facendo largo anche in Italia, conquistando il web e le vetrine dei festival più intraprendenti.

Solo pochi mesi fa a Bologna è nato “ZED, festival internazionale di videodanza”, e adesso, al Drama Teatro di Modena, debutta Cinedanza, il primo concorso internazionale di videodanza della regione. Due giorni di incontri e proiezioni, in programma 26 e 27 ottobre, per indagare questa nuova frontiera artistica che parla al presente mescolando mezzi e visioni. Le opere ascrivibili al genere, infatti, non sono semplici riprese di uno spettacolo di danza, ma formati specifici in cui la coreografia viene creata appositamente per e con la videocamera, e la drammaturgia finale è data dal movimento del corpo ma anche da montaggio, editing e postproduzione.

I film in concorso sono molti e spaziano da location suggestive collocate tra brughiere remote ed edifici abbandonati in cui la danza è racconto in forma di solo o di duetto di uno stato d’animo poetico, di una ricerca del sé e un contatto con le aree più recondite della propria anima (è il caso ad esempio di Etch di Abby Warrilow e Lewis Gourlay, Hic et nunc di Emma Cianchi, Janca di Vincenzo Ricca, Alter idem di Kim Karpanty, Future Becomes Past di Janessa Clark) a esperimenti di videodanza animata come quello fatto da Angela Rosales Challis nel suo Stages, fino alla grande coreografia collettiva di MASS diretto da Fu LE e Adrien Gontier con gli allievi della Danse En Seine Association (un  pianosequenza di 10 minuti girato a Parigi con 40 ballerini dilettanti).

Tra gli esperimenti più arditi ci sono poi film come And So Say All of Us diretto da Mitchell Rose, in cui cinquantadue coreografi internazionali costruiscono una catena d’amore per ballare (tra questi grandi maestri della danza come Meredith Monk, William Forsythe e Lucinda Childs), e Le Faune di Joseph Simon, un mondo fantasy su pellicola, basato sul balletto L’après-midi d’un Faune di Vaslav Nijinski. E poi ancora, tra i vari film in concorso si fanno spazio dinamiche di coppia, coreografie che parlano di libertà ambientate in paesi oppressi dalla guerra, battaglie politiche inscritte nei corpi di chi le racconta e le combatte con la danza. A giudicarne gli esiti, una giuria composta dall’artista crossmediale John Duncan, dal fotografo Dorin Mihai e dalla regista e montatrice Esmeralda Calabria.

Il concorso sarà peraltro occasione per incontrare ospiti d’eccezione. Il 26 gli appuntamenti sono due: il primo, alle 17.30, con Piero Deggiovanni, che proporrà una ricognizione su corpo e pixel nella videoarte italiana tra 2010 e 2020; l’altro, alle 20.30, vede come protagonista Salvatore Insana di Dehors/Audela, che presenta il film Aporia, primo esito di una ricerca che il suo collettivo ha dedicato all’esitazione “come condizione psico-fisica e come atteggiamento che si oppone all’arroganza del sapere sempre dove andare/cosa fare/cosa dire”. Domenica 27, alle 18, il pubblico potrà confrontarsi invece con Esmeralda Calabria sul difficile mestiere del montaggio, ovvero della scrittura per immagini.

Cinedanza è promosso da Drama Teatro e Supercinema Estivo con il contributo della Regione Emilia-Romagna.