Gender Bender e l'identità nel cinema

25 ottobre 2016

Danza, teatro, musica, mostre e, naturalmente, cinema. Gender Bender sceglie ancora una volta i linguaggi dell’arte per comunicare le rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale nella società contemporanea, denunciando da una parte i tabù e le chiusure, valorizzando dall’altra la diversità come ricchezza e accoglienza. In questa quattordicesima edizione, che si terrà a Bologna dal 26 ottobre al 6 novembre, saranno 30 i titoli in programma, tra lungo e cortometraggi, proiettati prevalentemente al Cinema Lumière di Piazzetta Pasolini.
Tra questi spicca certamente Summertime (La belle saison), di Catherine Corsini, che lo scorso anno si è aggiudicato il “Premio Variety Piazza Grande” al Festival di Locarno e recentemente il premio al TGLFF di Torino 2016, raccontando la passione improvvisa tra Carole e Delphine nella Francia degli anni ’70. Dalla 66esima Berlinale giunge invece Paris 05:59 (Théo et Hugo dans le même bateau), in cui il sentimento e lo spettro dell’AIDS sono portati su grande schermo da Olivier Ducastel e Jacques Martineau. Il festival proporrà anche quattro prime nazionali: dalla street gang transgender e gay di  Check It, firmata Dana Flor e Toby Oppenheimer, all’Hamlet di Margaret Williams, acclamato spettacolo teatrale di Sarah Frankcom; da Out Ran di S. Leo Chiang, Johnny Symons, che ci mostra il primo partito LGBT del mondo fondato nelle Filippine, al coming out della giovane Anne in First girl I loved, sensibilmente raccontato da Kerem Sanga.

Gender Bender non poteva infine non ricordare figura di Luki Massa, scomparsa prematuramente lo scorso settembre. A lei, al suo impegno di cineasta e attivista, saranno dedicati due corti e il documentario Felliniana, occasione per onorare anche la carriera cinematografica dell’indimenticata Marcella Di Folco.