Alla libertà piace nascondersi. Ma si mostra con Cinevasioni

03 aprile 2017

Il cinema entra in carcere, ma per rendere liberi. Dopo il successo della prima edizione del 2016 – conclusasi con la vittoria di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Mainetti – è stato annunciato Cinevasioni 2017, festival ospitato dalla Casa Circondariale Dozza di Bologna, a conclusione del percorso formativo cinematografico Ciak in carcere, che ha coinvolto una quindicina di detenuti.
Dal 9 al 14 ottobre i partecipanti al corso diventeranno infatti giurati del festival che, unico in Italia, per una settimana aprirà le porte anche a spettatori esterni e a critici e cineasti di fama internazionale, nonché a proiezioni di film in lizza per aggiudicarsi la “Farfalla di ferro”.

Il Direttore Artistico, Filippo Vendemmiati, e la Direttrice Scientifica, Angelita Fiore (che ha coordinato anche il laboratorio) hanno invece ufficialmente lanciato il bando di partecipazione per gli autori e le case di produzione, a cui sarà possibile iscrivere i film fino al 25 giugno 2017.

Ampliata anche la partnership della manifestazione che, oltre a D.E-R – Documentaristi Emilia-Romagna, Fondazione Del Monte e Rai Cinema, vede l’ingresso del Gruppo Hera, con cui è in fase di definizione pure la realizzazione di una vera sala cinematografica polifunzionale all’interno dell’Istituto, da far gestire direttamente agli ospiti del carcere.

La Dozza di Bologna da anni si distingue per le attività organizzate al suo interno e, nel tempo, hanno fornito ai detenuti spunti e possibilità di impostare il proprio futuro in attesa di ritrovare quella libertà a cui “piace nascondersi”. Come è stato per Claudio Cipriani e Davide Pagenstecher. Claudio ha ottenuto la semi libertà proprio grazie a questo suo impegno e attualmente frequenta il DAMS. Davide sta invece svolgendo del volontariato in una società di produzione cinematografica e ha conseguito già due lauree.

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